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[Intervista] Iacopo, sviluppatore di Iss4U

Ieri abbiamo parlato di Iss4U, una bella applicazione per rilevare i passaggi della ISS ed osservarla ad occhio nudo.
Oggi, come promesso, ecco l'intervista con Iacopo, lo sviluppatore che l'ha realizzata.

52 +1: non è matematica, è poesia!

Sul web c'è un sito, 52+1, che raccoglie una poesia a settimana per un anno... più una. E' un'idea così originale che ho voluto intervistare l'autrice!


Il microcosmo a più mani dei "ritratti di ringhiera"

Già in passato l'Androide ha recensito iniziative poetiche, letterarie ed artistiche in generale.

Questa volta, tocca ai "ritratti di ringhiera": idea originale e affascinante, di Unarosaverde.

Poesia minimalista: Mauro Iozzi

Fermo in balia
della quiete
del mio animo assorto
fiore selvatico
tra le scogliere di Moher,
il gusto della vita
minimale ed intensa
la vista
chiara sull’orizzonte
I sensi potenti ed ubriachi;
dileggio il tempo
circondo lo spazio
assorbito in un gesto.
Mauro Iozzi, "Un gesto"

Poesie Facili: intervista con Stefano Annibali


Qualche tempo fa ho scoperto un blog interessante, artistico, originale. Si chiama "Poesie facili", scritto da Stefano Annibali. Il blog raccoglie poesie brevi, con uno stile ed un carattere unici, che mi hanno affascinata.
Ho contattato il loro autore e l'ho voluto intervistare qui sull'Androide, perchè la semplicità e la bellezza di quello che scrive mostrano un lato del minimalismo un po' diverso da quello che tratto qui abitualmente, che vale la pena di scoprire e guastarsi!

"Less is more... Sorella Luna": intervista con Pietro Francesco Nicolai

Less is More (Il meno è più) rappresenta il grido di speranza dell’uomo moderno, per potersi liberare dal rumore e dalla zavorra che lo opprimono, e riscoprire così, anche con l’ausilio del progresso e della moderna tecnologia, la sua dimensione interiore, per potersi dedicare di più alla famiglia, ai vari hobby, recuperare il senso della Vita e della Natura nelle sue varie forme. 

Altro Mondo Editore ha pubblicato da poco un libro intitolato "Less is more... Sorella Luna", la cui sinossi mi ha colpita per il passaggio qui riportato. 
Ho contattato l'autore dell'opera, che ha risposto ad alcune domande per "L'Androide Minimalista", esponendo la sua analisi del minimalismo in una riflessione profonda, matura e personale. 
Spero piacerà anche a voi leggerla quanto è piaciuto a me.

Sviluppare con AppInventor: intervista a Sebastiano


Probabilmente conoscete AppInventor, il tool di sviluppo creato da Google per permettere anche a chi non conosce la programmazione di creare con facilià applicazioni Android, su cui avevo scritto le mie prime impressioni qualche mese fa.
Il tool sta riscuotendo un buon successo e lentamente sta formando una community di sviluppatori parallela a quella che basa le proprie creazioni su Eclipse: due realtà che non sembrano essere opposte, bensì complementari.

Sviluppo agile: intervista con Vincenzo Autiero, sviluppatore di FindMyDroid


La gran parte dei metodi agili sviluppano il software in finestre di tempo limitate, chiamate iterazioni. Ogni iterazione è un piccolo progetto a sé stante e deve contenere un piccolo incremento nelle funzionalità del software
 (da wikipedia) 




FindMyDroid è un'applicazione nuova e davvero interessante, che ci permette con pochi semplici comandi, di tracciare la posizione del nostro telefonino Android.
Visto il minimalismo del prodotto, che fa una sola cosa e la fa molto bene, e la sua provenienza nostrana, l'Androide Minimalista ne ha intervistato lo sviluppatore. Si è parlato un po' della storia e del futuro del suo bel progetto, soffermandosi in particolare sullo stile di programmazione adottato per realizzarlo: FindMyDroid è infatti nato da uno sviluppo "agile", per molti versi vicino ai principi minimalisti.

Intervista a Marco Lucio Lovetere, sviluppatore di Remote Phone


ecentemente abbiamo recensito l'applicazione Remote Phone, progetto tutto italiano che realizza la gestione da remoto del nostro cellulare (Computer e cellulare lavorano insieme con Remote Phone).
Di seguito, un'intervista realizzata da "L'Androide Minimalista" con lo sviluppatore, Marco Lucio Lovetere.


Il punto di forza di Remote Phone che è stato messo in luce su L'Androide Minimalista è la capacità di integrare il funzionamento di due distinti oggetti come il cellulare e il computer in una sinergia costruttiva e funzionale per l'utente.
A questo proposito, come avete lavorato su questo punto durante lo sviluppo e a quali modelli esistenti vi siete ispirati?


Il punto di forza di Remote Phone è appunto l'interazione tra mondo mobile e PC attraverso la rete internet, sia WiFi che 3G. Si potrebbe dire che tutto sia nato da un'esigenza personale: avevo la necessità di controllare lo stato del telefono senza distogliere lo sguardo dal monitor. Il resto è arrivato un po' per gioco, dando seguito alle mie esigenze e alla mia fantasia. Proprio per questo motivo mi capita spesso di definire Remote Phone come l'app che io avrei voluto trovare sul market, ma che non c'era ancora.
Non ho avuto dei modelli a cui ispirarmi, anche per il carattere innovativo dell'applicazione, tuttavia, trattando dati sensibili come la rubrica, gli SMS e la posizione degli utenti ho cercato di ispirarmi a soluzioni tecniche che a loro volta avessero in qualche modo conquistato la mia fiducia.




Nelle tue passate esperienze di sviluppatore, ti sei mai trovato a dover integrare due sistemi differenti perchè collaborassero a fornire un unico servizio come fa Remote Phone?

No, è la prima volta che mi cimento in un progetto simile. L'idea mi ha comunque sempre affascinato perché penso che oggi non si possa più vivere a compartimenti stagni, ma che la nostra società ci stimoli continuamente all'aggregazione. In fin dei conti, tutto quello che c'è di intangibile nel web è un riflesso della società, per questo motivo penso di essermi limitato a seguire gli stimoli della vita di ogni giorno.


Queste due situazioni sono i due estremi dello sviluppo software: una sola, vasta applicazione che racchiude al suo interno funzioni per ogni esigenza, oppure piccole applicazioni atomiche che svolgono perfettamente un unico piccolo compito. Quali vantaggi e svantaggi vedi nei due modelli e quando credi sia da preferire l'uno o l'altro?

Sicuramente, le grandi applicazioni che racchiudono molte funzionalità sono più soggette a problemi: è un po' come portare un vassoio di bicchieri d'acqua, più bicchieri trasportiamo e più difficile diventa tenere il vassoio in equilibrio. Allo stesso modo un'applicazione banale che faccia poco, è si più facile da curare, ma allo stesso tempo poco appetibile per gli utenti rispetto a quelle più complete: per restare nella metafora, è più facile portare un solo bicchiere, ma il risultato finale è che viene servito un solo cliente.
Io personalmente preferisco una via di mezzo e tra l'altro è anche l'approccio usato in Remote Phone. Si tratta di progettare il nucleo dell'applicazione in modo robusto, pensando di lavorare su una piccola unità che faccia solo una cosa (è come se progetto il vassoio nella maniera più completa e affidabile possibile). Dopo essersi presi cura del cuore dell’applicazione che potremmo pensare autonoma, inizio a sviluppare le singole funzioni, come se si trattasse anche in questo caso di blocchi indipendenti. Il che equivale semplicemente ad aggiungere o togliere di volta in volta i bicchieri che mi servono, il tutto con grande semplicità e comunque lavorando su una base assolutamente solida.
Probabilmente, dal punto di vista di chi programma, questa architettura modulare può sembrare un po' macchinosa, ma consente di distribuire i problemi e controllare le situazioni pericolose.


Come avrai forse potuto leggere nei post già pubblicati, questo blog si occupa di minimalismo applicato alla tecnologia, in particolare a quella Android. Cosa pensi dell'approccio minimalista allo sviluppo software e quali vantaggi/svantaggi ci vedi?

Ritengo che sviluppare in modo minimalista significhi concentrarsi solo sugli aspetti chiave dell'applicazione in modo analitico: in programmazione la mia filosofia è divide et impera, ovvero dividi un problema in problemi più piccoli per gestirli più facilmente. Questo è secondo me uno sviluppo minimalista.


Quali sono i prossimi sviluppi programmati per Remote Phone?

Posso anticiparti che adesso sto lavorando al portale web per renderlo più intuitivo e in grado di aggregare le informazioni degli utenti per una maggiore usabilità.
Di sicuro ho intenzione di aumentare il controllo del dispositivo da remoto aggiungendo sempre più opzioni. Poi c'è il tema della privacy e sicurezza al quale sono molto sensibile: in generale cerco di trovare delle soluzioni che convincano me in prima persona, per questo sono alla continua ricerca di miglioramenti. Intanto sono molto soddisfatto dei risultati raggiunti fino ad oggi perché non è facile conquistare la fiducia delle persone quando si tocca un tema delicato come la privacy.
[Nota: A proposito di privacy, Marco ci ha segnalato che recentemente è stato rilasciato un importante aggiornamento sulla sicurezza: adesso anche la connessione dati su cui viaggiano i dati (i nostri SMS ad esempio!) è crittografata.]



Grazie a Marco per l'intervista.
Chi desiderasse contattarlo direttamente, può scrivere a remotephone.mobi@gmail.com.

La semplicità percepita e la complessità del software: intervista a Jay Muntz

Qualche giorno fa abbiamo recensito l'applicazione "StayOnTask"(Controllare le distrazioni con Stay On Task), creata da Jay Muntz.
Jay ha risposto ad alcune domande sul minimalismo applicato alla programmazione, portandoci proprio alcuni esempi pratici legati allo sviluppo di questa app.


Com'è nata l'idea di "StayOnTask"?

Sono uno sviluppatore software, dunque mi trovo a lavorare in modo indipendente per lunghi periodi di tempo. Come molta altra gente, sono incline a navigare in internet o imbarcarmi in attività non produttive quando invece ciò che dovrei (e vorrei) davvero fare sarebbe finire il mio lavoro. Negli anni ho provato a creare piccoli script per mio uso personale, che fossero sottili e intrusivi e mi incoraggiassero a restare concentrato sul lavoro. Poi, circa sei mesi fa, ho acquistato il mio primo smartphone Android ed ho capito che sarebbe stata un'ottima piattaforma per questo tipo di applicazioni. Così ho deciso di crearne una abbastanza professionale da essere distribuita anche ad altri utenti.


"StayOnTask" è un'app molto semplice ed utile: dai molta importanza alla semplicità delle applicazioni? Ne tieni conto quando sviluppi?

"StayOnTask" non è così semplice come potrebbe sembrare all'utente finale, ma, in quanto sviluppatore, è mio compito gestire livelli di complessità che l'utente non sospetta e a cui probabilmente non penserebbe.
Ad esempio, quando "StayOnTask" scatta e domanda se si sta svolgendo il proprio lavoro, lo schermo del cellulare potrebbe essere bloccato: in questo caso, si dovrebbe prima sbloccare lo schermo e poi rispondere. Ovviamente non sarebbe una buona soluzione, perchè l'idea alla base dell'applicazione è proprio di mantenerti concentrato e non farti perdere tempo, nemmeno per sbloccare il cellulare.
Per rendere il tap immediato dunque, ho dovuto cercare un modo per bypassare il lock dello schermo.
Quindi, per rispondere alla domanda: è importante che gli utenti percepiscano semplicità nell'applicazione perchè la apprezzino, nessuno ama il software "complesso". Tuttavia, per far sì che un'applicazione appaia semplice, lo sviluppatore deve confrontarsi con una grande complessità.



"L'androide minimalista" è un blog che parla di minimalismo e di Android: hai mai sentito parlare di minimalismo? Cosa pensi di questa filosofia?

Si, ho sentito parlare di minimalismo. Penso che l'idea di applicare i principi minimalisti allo sviluppo software sia buona, ma vada impiegata nel contesto corretto.
Quando disegno l'interfaccia di un software o di un'applicazione web, cerco di considerare il giusto livello di astrazione in considerazione di quello che fa e delle persone che la utilizzeranno.
"StayOnTask" ha un livello di astrazione molto alto, e questo la rende un'app minimalista, ma alcune applicazioni devono necessariamente rivelare maggior complessità all'utente. Quando si gestisce il contenuto di un blog o di un sito web ad esempio, si vuole poter avere il controllo di ogni dettaglio: questo significa inevitabilmente rivelare un livello di complessità maggiore, con molte opzioni ed impostazioni. In questo caso cerco sempre di rendere semplice iniziare: voglio che l'utente inizi ad utilizzare l'applicazione in modo "minimalista", ma voglio altresì lasciargli intuire che c'è molto di più e che le opzioni più complesse sono utilizzabili se lo desidera.
Anche "StayOnTask" utilizzerà questo modello. Via via che aggiungerò funzionalità, saranno più numero se le opzioni e le impostazioni. Alcuni utenti non arriveranno mai neppure a leggerle: va bene. Gli "smanettoni" invece vorranno provarle e cambiarle tutte: va altrettanto bene



Sono previsti sviluppi futuri per "StayOnTask"? Quali?

Sto attualmente testando una versione dell'applicazione che regola automaticamente il tempo da lasciar trascorrere tra un controllo ed il successivo.
Ad esempio, se alla domanda "Stai svolgendo il tuo lavoro?" rispondi "no", il prossimo controllo arriverà tra meno tempo. Se invece rispondi "si" passerà più tempo prima della prossima attivazione.
Credo che questo accorgimento renda l'applicazione più efficace: se stai lavorando riduce il numero di interruzioni, se invece non sei produttivo, aumenta la pressione e ti spinge a dare di più.



Che genere di persone pensi possa trovare utile "StayOnTask"?

Penso sia un'applicazione ideale per studenti, scrittori, sviluppatori e chiunque lavori in modo indipendente.



Utilizzi qualche trucco per aumentare la tua concentrazione? Hai qualche dritta da condividere con noi?

Utilizzo "StayOnTask" quando sono al lavoro. L'ho creato innanzitutto per me stesso, quindi è ovvio che si adatta molto bene alle mie esigenze. Oltre a questo, credo sia molto utile fissare un programma per ogni giorno ed attenervisi fedelmente. Ho notato che se lavoro sempre allo stesso progetto, ora dopo ora, la mia produttività cala: mi è di grande aiuto decidere prima di iniziare che lavorerò per tre ore sul progetto A, poi due sul progetto B e via dicendo. Se continuassi senza interruzioni sul progetto A, lavorerei sempre più lentamente ed otterrei risultati inferiori al termine della giornata.

Stili di minimalismo - Stile 3: minimalismo e mobilità


Alcune scelte minimaliste sono davvero estreme, e proprio per questo incuriosiscono, anche se non sempre invogliano ad imitarle.
Già in passato abbiamo letto alcune testimonianze (Stili di minimalismo: un atteggiamento mentale e Stili di minimalismo: minimalismo e natura); oggi aggiungiamo quello di un "minimalista estremo", Colin Wrigh, che ha scelto di trasferirsi ogni 4 mesi in un nuovo Paese, portandosi dietro solo lo stretto indispensabile. Dichiara di possedere pochissime cose, tra cui una macchina fotografica, un notebook e delle belle scarpe.

Colin è stato intervistato da Everett Bogue su "Far beyond the stars".
Un passaggio significativo dell'intervista riguarda proprio la libertà data dal non avere una casa, sperimentata proprio da chi in precedenza ne possedeva una molto spaziosa.
Si, ho decisamente applicato una bella riduzione!
Sono passato dall'avere una casa a due piani piena di roba (5 computer, un armadio grande quanto una stanza pieno di vestiti, una macchina E uno scooter E una bici ecc.) a possedere solo quel che può entrare in una borsa da viaggio.
Un cambiamento radicale, ma liberatorio.

E' sorprendente quanto stress possa eliminare il non avere una casa. Posso viaggiare senza preoccuparmi di dove sia parcheggiata la mia auto, o se ci siano le termiti nel mio appartamento oppure se abbia dimenticato il forno acceso... tutto ciò che possiedo al mondo è sempre insieme a me.

Ecco il LINK per leggere l'intervista completa.

Intervista con Dario Lipari, sviluppatore di Modus Operandi


Da poco l'Androide Minimalista ha recensito l'applicazione Modus Operandi, automatizzatore di task scalabile e modulare. Il suo sviluppatore, Dario Lipari, è un ingegnere di 33 anni con la passione (naturalmente) per l'informatica; gli abbiamo rivolto qualche domanda sulla sua creazione e sulla programmazione mobile.


Dario, innanzitutto parlaci un po' di come ti sei avvicinato al mondo Android e com'è stata la tua esperienza di programmatore mobile sino ad ora. 

La mia esperienza di sviluppatore mobile inizia con il mio inserimento come sviluppatore in un team di lavoro in una importante azienda italiana. Il progetto prevedeva la creazione e il mantenimento di un'infrastruttura client-server i cui client erano device mobile con Windows Mobile 2003 SE e superiori. Una volta appassionatomi a questo modello di sviluppo e di business, far ricadere la mia scelta su Android è stata una naturale conseguenza.
Parlando specificatamente di Android il mio interesse personale mi ha fatto studiare l'SDK già dalle prime versione 1.0 e 1.1 e l'acquisto del mio primo T-Mobile G1 importato dagli Stati Uniti ne è stato il consolidamento. La messa in pratica dei miei studi è diventata reale quando, viste le limitazioni hardware del primo device Android, era necessario un intervento software per aumentarne l'usabilità: è così nata la mia prima applicazione reale, "Swapper per utenti root".


Nella recensione di Modus Operandi è stata messo in luce il suo carattere scalabile, basato sull'utilizzo di plug-in: come è stata scelta questa architettura? Quali vantaggi hai visto nel suo impiego e come ti aspetti possa influire sugli sviluppi futuri della tua app?

La scelta di un'architettura estendibile, a plug-in, è alla base dello sviluppo collaborativo.
Così anche sviluppatori esterni al progetto possono sviluppare i propri plug-in avendo a disposizione i template dei progetti eclipse.
In futuro, oltre ai plug-in si potranno creare nuove funzionalità, con poche modifiche propedeutiche al core di Modus Operandi. Di fatto questa architettura è il modo per permettere, a fronte di una parte core completa e funzionale, un'estendibilità assoluta.


Come ti è venuta l'idea di sviluppare Modus Operandi e come ne hai affrontato la realizzazione? Sei stato aiutato da qualcuno o hai lavorato da solo?

Mi sono accorto che mancava un'applicazione che facesse in modo di automatizzare il processo di configurazione di Android, di fatto è nata l'idea di Modus Operandi quando volevo far si che, arrivato al lavoro, il mio android divenisse silenzioso in automatico. Il poco tempo libero a disposizione ha però fatto si che altri sviluppassero la stessa idea e gli stessi concetti in altre applicazioni: infatti sono apparse applicazioni come "Locale" e successivamente "Tasker" che sopperivano, in pratica ed in modi diversi, alle stesse necessità.
Sono però applicazioni a pagamento (9.90$ e circa 6$, rispettivamente) e ho pensato che fosse giusto dare la possibilità agli utenti di avere lo stesso utilizzando un modello di business diverso: quello dell'advertises. Oltre a non aver voglia di spendere per qualcosa che potevo farmi da solo e che avrei comunque condiviso con la community.


Stai attualmente sviluppando nuovi plug-in per la tua applicazione?

Attualmente è in sviluppo il plugin per abilitare/disabilitare la connessione 3G e in futuro arriveranno plugin orientati alla sicurezza: check della SIM e invio email ed sms con posizione gps sono solo una parte delle funzionalità che ho in mente per Modus Operandi! 
;)


Come avrai già letto nelle pagine di questo blog, l'essenzialità di interfaccia e funzioni sono componenti fondamentali dello sviluppo minimalista. Cosa pensi di questo tipo di approccio alla programmazione? Ne tieni conto quando sviluppi?

Sono convinto che rendere le applicazioni più semplici possibile possa essere di grande aiuto all'utente che non sa come funziona una certa tecnologia. Si guardi al successo del modello Apple.
Semplicità, stabilità e funzionalità sono essenziali. Evitare di dare configurazioni complicate e funzionalità estremamente contorte possono essere la chiave di volta nello sviluppo di nuove applicazioni user oriented.

Grazie a Dario e in bocca la lupo per i suoi progetti!
Per chi desiderasse contattarlo, ecco la sua mail, il suo Twitter ed il forum di supporto per le sue app Android. 

Stili di minimalismo - Stile 2: minimalismo e natura


Tra i vari modi di vivere il minimalismo ce ne sono anche di estremi.
Di seguito riporto la libera traduzione di alcuni passaggi di un commento letto qui

L'autore mette in luce la stretta connessione tra quel che consumiamo e possediamo e l'ambiente che ci circonda, soffermandosi a riflettere su un aspetto del minimalismo che non è forse tra i primi a cui si pensa.

Posso trasportare tutto ciò che possiedo. Ho alcuni cambi d'abito, un portatile, due pentole, una scodella, uno spork (cos'è uno spork? Questo: http://en.wikipedia.org/wiki/Spork), un futon e una fiaschetta. Mi piace mangiare seduto per terra.
[...]
Possedere troppe cose ti lega, sia mentalmente che fisicamente: ti fa vedere la permanenza degli oggetti inanimati piuttosto che la vitalità della natura e del mondo che ti circonda. Ti rende anche più distaccato dalla natura e ti fa anche dimenticare quanto siamo dipendenti da essa per la nostra sopravvivenza. Ti fa dimenticare la connessione tra il tavolo e l'albero, tra il metallo e il lavoro del minatore. Ti fa dare per scontate le cose e ti illude che la natura abbia risorse illimitate.
[...]
Ogni volta che usciamo a comprarci qualcosa di nuovo, prendiamo qualcosa alla natura. Vivere con poco e non accumulare cose inutili ci fa risparmiare tempo, soldi, stress e aiuta il nostro pianeta, senza bisogno di fare poi molto.

Stili di minimalismo - Stile 1: un atteggiamento mentale

Cos'è davvero il minimalismo? Uno stile di vita, una filosofia, un'estetica essenziale, un'applicazione leggera e veloce...? Oppure essere minimalisti è invece uno stato mentale?
Nel web ci sono molte pagine in cui minimalisti da ogni parte del mondo condividono le loro esperienze: questo primo post apre la serie "stili di minimalismo", con cui mi propongo di presentare alcune interpretazioni significative di questa corrente.
Ognuno vive a suo modo le cose in cui crede: in questi post verranno presentate le interpretazioni più simpatiche, estreme, originali, ispiratrici... per confrontare il proprio punto di vista con le varie declinazioni che il minimalismo può assumere.

Il minimalismo come atteggiamento mentale

Questa presentazione, propone una visione molto personale di ciò che una vita minimalista può significare, andando oltre i luoghi comuni forse troppo stereotipati. L'autore afferma che possedere oggetti, guadagnare bene, apprezzare le comodità, non sono necessariamente dei mali, anche per chi vuole vivere da minimalista. E' l'atteggiamento mentale a fare la differenza, l'importanza che attribuiamo agli oggetti ed ai segni esteriori, la nostra dipendenza da essi.
Una lettura interessante, che fa riflettere.

Di seguito, la traduzione di un passaggio particolarmente significativo:
I "martiri del minimalismo" seguono la filosofia sbagliata". [...] Io sono probabilmente, tra tutti i miei amici, quello con la vita più ricca. E questa è per me l'ultima lezione sul minimalismo: "per essere un minimalista non devi sbarazzarti di ogni cosa: tutto quel che devi fare è semplicemente ridurne l'importanza". Tenendo a mente questa lezione, puoi guadagnare bene senza sentirti in colpa. Puoi vivere in un ambiente che abbonda di oggetti, se questo è ciò di cui hanno bisogno tua moglie, o la tua famiglia o i tuoi soci. Quel che devi evitare è che gli oggetti influenzino la tua vita.

Intervista con Enrico Cambiaso, sviluppatore di Calll per Android

Poco tempo fa, è apparsa su questo blog la recensione dell'applicazione "Calll", utile strumento per ridurre l'inquinamento elettromagnetico del cellulare (leggi la recensione).
Il suo sviluppatore, Enrico Cambiaso, ha accettato di rispondere a qualche domanda sul suo stile di programmazione.


D.
Innanzitutto grazie di aver accettato questa intervista. Per iniziare, parlaci brevemente di te: quando è iniziata la tua attività in campo informatico? Per te si tratta di un hobby o di una professione?
Ciao, devo dire che sono sempre stato appassionato di informatica e tecnologia, fin da bambino, anche se il mio primo PC è arrivato abbastanza tardi, all'età di 14 anni, ed era condiviso con mio
fratello... in pratica io facevo i casini e mio fratello si ritrovava senza computer per un paio di giorni... Cosi' piano piano mi sono attrezzato, recuperando componenti hardware da conoscenti, tramite gruppi di trashware o andando in giro per aziende: alla fine mi sono creato un PC tutto mio a costo zero.
Attualmente sono studente per la laurea specialistica in informatica, pertanto l'informatica si sta trasformando da hobby a professione. In questo ultimo periodo sto seguendo l'evoluzione tecnologica dei prodotti consumer, ed e' stato questo mio interesse a portarmi verso Android.

D.
Una delle tue creazioni, Calll, è stata recensita poco tempo fa su "L'androide minimalista". Come è nata l'idea di creare un'applicazione per proteggere il cervello dalle radiazioni emesse dal cellulare durante le chiamate?
Io sono uno di quelli che hanno 100 idee, ma per problemi di tempo ne implementa una, quando va bene...
L'idea di Calll mi e' nata durante il periodo di Antenna-gate, quando tutto il mondo era concentrato sul problema che ha colpito il nuovo iPhone 4... semplicemente ho pensato che tutte le case costruttrici cercano il prodotto perfetto, quando in realtà sono ancora ben lontane dal vendercelo. il prodotto perfetto e' quello che, almeno in certi contesti, riduce l'interazione con l'utente al minimo e si occupa di tutto il resto in modo invisibile, di tutte le cose "ovvie" (pessimo termine, ma dovrebbe rendere l'idea) od ottimizzabili, seppur delegando all'utente le decisioni, se questo ha intenzione di prenderle.
Apple, Google, Microsoft... tutte quante hanno la soluzione (o per meglio dire, le soluzioni) dietro l'angolo, ma non hanno (ancora) intenzione di impegnarsi sotto questo punto di vista, o preferiscono fare in modo che siano gli sviluppatori ad occuparsene. Ogni telefono dovrebbe uscire di fabbrica con una implementazione analoga a quella di Calll e molte altre applicazioni che ancora devono scaturire. Dovrebbero essere obbligate per legge. Del resto, alla fine Calll e' stata scaricata da pochissime persone in confronto a molte "applicazioni-spazzatura": la maggior parte degli utenti non vuole applicazioni "invisibili" (per semplicità, mi permetto di chiamarle così) in quanto spesso non forniscono abbastanza risultati in tempi rapidi, o addirittura ripongono una totale fiducia nel brand, senza interessarsi di questi aspetti, tanto di sicuro il brand se ne è già occupato.
Pensate un attimo alla sicurezza in auto (o vetture in generale): da anni si spendono moltissime risorse per migliorare la sicurezza degli automobilisti, anzi, spesso il livello di sicurezza offerto da un'auto è un elemento fondamentale nella scelta della stessa. Nel campo della telefonia mobile dovrebbe essere la stessa cosa.

Per quanto riguarda me, passo parecchio tempo al telefono ogni giorno e cerco di utilizzare gli auricolari il più possibile, non per una fissazione, ma semplicemente perchè è un modo semplice ed efficace per allontanare la fonte di radiazioni dalla mia testa; oramai è certo che i telefoni siano un'estensione del nostro corpo, ma non questa estensione non deve essere nociva.
Poco dopo l'idea ero alla ricerca di una applicazione simile, magari qualcuno la aveva già implementata, in tal caso la avrei installata subito, ma nessuno aveva avuto la mia stessa idea. Una settimana dopo mi sono ritrovato una mattina libera e ho deciso di implementare Calll. Sapevo benissimo che l'avrei pubblicata gratuitamente, perchè alla fine e' un prodotto che può davvero migliorare la salute degli utenti, e tutti i prodotti del genere dovrebbero essere rilasciati gratuitamente, o ad un prezzo utile a ricoprire le spese.

D.
Uno degli aspetti più interessanti dell'applicazione, da un punto di vista minimalista, è senza dubbio la sua autonomia: l'intervento dell'utente è richiesto solo per i settaggi iniziali, poi possiamo lasciare che Calll lavori per noi senza più preoccuparcene. Quanto ritieni sia importante, in un'applicazione, l'autonomia? Come credi influenzi l'esperienza dell'utente? Come tieni conto di questo nelle tue attività di sviluppo?
Per alcune applicazioni l'autonomia è fondamentale, bisogna cercare di ridurre al minimo gli interventi dell'utente, tenendo però conto (cosa che non tutti fanno) che l'utente deve avere la possibilità di configurare il più possibile il comportamento dell'applicazione. Spetta a lui il controllo.

D.
Sviluppando un'applicazione, Android oppure per altri sistemi, quali sono gli aspetti che tieni più in considerazione?
Di sicuro la piattaforma: occorre imparare a sfruttare a pieno la tecnologia offerta, in questo modo si impiegano meglio le risorse e si riducono gli errori.
Occorre inoltre tenere conto che se si sta sviluppando software su piattaforma mobile bisogna ottimizzare il consumo di batteria: l'applicazione non può essere troppo invasiva (di sicuro ci sono cose più importanti, ad esempio l'utente può avere la necessita' di fare una telefonata da un momento all'altro, e l'applicazione non deve ostacolarlo, anzi, dovrebbe rendergli le cose più semplici) e lo spazio potrebbe essere un problema.

D.
Cosa ti piace del sistema Android e dello sviluppo di applicazioni per esso? Dal punto di vista di un programmatore, nonostante i problemi di compatibilità che su piattaforme chiuse (ad esempio iPhone di Apple) non si verificano, un sistema aperto per la telefonia è un'idea vincente?
Si tratta di due filosofie completamente diverse, a mio avviso entrambe valide e rivolte a diverse tipologie di utente.
Un sistema aperto dà più libertà ad utenti e sviluppatori, io posso sviluppare un software come meglio preferisco, senza che nessuno mi dica nulla, cosi' come un malintenzionato può sviluppare un software che danneggi l'utente: un sistema aperto delega il controllo all'utente o a terzi, mentre in un sistema chiuso, come quello di Apple, e' l'utente a fidarsi (a volte fin troppo) dei controlli e delle scelte effettuate dal brand.

D.
E' recente la nascita di AppInventor: un tool che Google mette a disposizione per permettere anche a chi non è un programmatore di sviluppare facilmente applicazioni per Android (Vedi il post). La qualità dei programmi nel market potrebbe abbassarsi, ma l'apertura del sistema si ingigantisce e include anche chi non è un vero e proprio tecnico: tu cosa pensi di questa iniziativa?
Semplicemente AppInventor fornisce un ambiente di sviluppo a più alto livello, permettendo a molte persone senza particolari conoscenze di sviluppare la propria applicazione. Non e' detto che la qualità del software peggiori, quello dipende dagli sviluppatori; anzi, per alcuni AppInventor potrebbe essere la soluzione ottimale.
AppInventor è la soluzione in grado di raggiungere gran parte dei non-sviluppatori, insegnandogli le basi della programmazione e fornendo un ambiente di testing ed implementazione user-friendly.

D.
Spazio libero: vuoi aggiungere qualcosa da dire a chi leggerà l'intervista?
Ricordate che idee migliori sono dietro l'angolo: informatevi, rimanete aggiornati, perchè e' il modo più rapido per individuarle!



Grazie a Enrico per la sua disponibilità.