(Anti)minimalismo: ode alla carta

Uno dei passaggi per me fondamentali nel rendere più "minimal" il mio stile di vita è stato senza dubbio la riduzione drastica della quantità di carta.
Ebook invece di libri, navigatore invece della cartina, appunti digitali invece che foglietti...
Potrei fare un centinaio di esempi credo, e in tutti il passaggio dalla carta al digitale risulterebbe un miglioramento che facilita la vita.


Ma questo non è un post su come la carta sia in molti campi sostituibile, bensì una riflessione su come in alcuni altri non lo sia affatto.



La carta come strumento di pensiero
Scrivere al computer è molto più veloce, è vero. Ma proprio per questo, come sostiene anche Umberto Eco in questo bell'articolo, la scrittura a mano riveste un ruolo fondamentale e insostituibile: grazie alla sua lentezza ci permette di pensare meglio a quello che stiamo per scrivere, di cercare la forma migliore per le nostre frasi, di creare costruzioni grammaticali più articolate e gradevoli.
L'assenza di un correttore automatico inoltre non ci assicura contro gli strafalcioni come accade nelle nostre pagine digitali, così da rendere imprescindibile, anche per i più pigri, la rilettura. E rileggendo si rivede, si riformula, si raffina. Come per la musica, le foto e i video è fondamentale il montaggio ed il ritocco prima della distribuzione al pubblico, così è vitale la revisione per un testo scritto prima di essere diffuso.
Si parla spesso del declino delle abilità linguistiche delle nuove generazioni e a mio avviso la diffusione delle tastiere anche tra i giovanissimi non è del tutto priva di colpa.


La scrittura a mano sviluppa funzioni del cervello differenti dalla scrittura con la tastiera
La coordinazione occhio-mano, il lavoro sincrono di abilità visive e intellettive, è senza dubbio uno degli aspetti che per molti utilizzatori esclusivi della tastiera va perduto. Se non siete tra coloro che sanno scrivere senza guardare, e dunque dovete spostare lo sguardo dai tasti al monitor più o meno in continuazione, vi sarete accorti che la scrittura digitale manca di fluidità, di continuità: c'è un'innegabile interruzione nel flusso di pensiero e di stesura, a volte fatale quando si sta seguendo una linea sottile di pensiero.
Scrivere non è un gesto "naturale": dalla nascita sappiamo osservare, emettere suoni, respirare... a scrivere invece bisogna imparare. Significa che dobbiamo attivare nuovi percorsi all'interno del nostro cervello, che non sono gli stessi, non potrebbero esserlo vista la natura estremamente differente dei due processi, che si attivano quando scriviamo a mano. Come dimostra una ricerca condotta da neurofisiologi francesi e norvegesi  le aree cerebrali attivate dalla scrittura manuale e quella digitale sono differenti: utilizzare solo uno dei due metodi porta all'atrofia dei percorsi creati per l'impiego dell'altro. Anche uno studio statunitense infine ha dimostrato che bambini delle scuole elementari che hanno frequentato un corso di calligrafia utilizzano un vocabolario più complesso e forme di espressione più elaborate dei loro coetanei.


La carta come veicolo di emozioni e stati d'animo
Al computer scriviamo tutti e tutto allo stesso modo, sulla carta ogni tratto, anche tracciato dalla stessa persona e nelle stesse condizioni, sarà sempre unico ed irripetibile. L'analisi della scrittura è ad esempio il più evidente campo di applicazione di questa unicità.
Un biglietto scritto a mano rivela uno scorcio profondo della personalità e dei sentimenti del suo autore, rendendo spesso più significative poche righe di un intera pagina di blog personale. Non si tratta solo di trasmissione di dati oggettivi: la scrittura a mano diventa in questo caso l'equivalente del tono di voce in una conversazione, insostituibile da qualsiasi mezzo digitale.
E comunque diciamocelo: chi stamperebbe un biglietto romantico al computer o regalerebbe un mazzo di fiori con un biglietto firmato in digitale?


La scrittura a mano come forma d'arte
Dagli amanuensi fino ad oggi, la calligrafia è un'arte che resiste al tempo. In molte culture la calligrafia è ritenuta una delle maggiori espressioni artistiche, come ad esempio nel mondo orientale e nella cultura araba.
Come scrive il sito http://www.shodo.it, dedicato alla calligrafia giapponese:

L'azione del pennello converte in segni i gesti del calligrafo. Questi segni possono essere decisi o incerti, veloci o lenti, sottili o spessi, ma contengono sempre una forza che tradizionalmente viene definita qi/ki (traducibile approssimativamente in "energia vitale").

Questa forza circola nei singoli segni e nei rapporti che s'instaurano tra di loro[...] La calligrafia permette di registrare un ritratto del "cuore" del calligrafo: sulla carta viene tracciato un percorso che sgorga dalla sua interiorità; la composizione che ne risulta, basata su rapporti proporzionali, ritmi, equilibri, pieni e vuoti, ecc. equivale alla registrazione di un sismografo dell'animo umano.



2 commenti:

  1. Grazie! Lo preparavo da un po' e fa piacere sapere sia stato letto e apprezzato!

    RispondiElimina